Ho molte passioni, e prima o poi sono convinto che riuscirò a svelarvele tutte, una ad una. Ma ce n’è una in particolare che faccio quasi tutti i giorni. Come quale? Cucinare!
Amo cucinare. La mia mente si rilassa ed è occupata solo da quello che deve fare. Quello che mi fa impazzire è che il gesto è una routine, un rito, e poi soprattutto quel gesto so che regalerà emozioni.
Ma Sante, cosa c’entra adesso la cucina con la comunicazione?
Te lo svelerò tra poco, ma prima credo sia opportuno presentarci.
Mi chiamo Sante Agostinelli e sono un Master Trainer.
Attraverso una formazione divertente unita all’arte, fornisco strumenti concreti alle persone per accompagnarle nel loro percorso di evoluzione professionale e personale.
Bene, ora che ci conosciamo un po’ di più, siamo quasi pronti per iniziare il viaggio di oggi.
Solo un’ultima cosa: l’articolo che stai per leggere è molto sensoriale, quindi per vivere appieno le emozioni e i concetti che vorrei trasmetterti ti suggerisco di guardare il video qui sotto e lasciarti inebriare dalle percezioni.
Quindi dove eravamo rimasti?
Ah sì, ti stavo raccontando di una delle mie grandi passioni: la cucina.
Per me cucinare è un’arte, è un modo di esprimersi, ecco perché preferisco fare ricette sempre nuove, piuttosto che guardare quello che è già stato scritto o fatto. Intendiamoci, non sono uno chef. D’altra parte, io cucino prevalentemente per me e, qualche volta, per i miei ospiti.
Ciò che penso mi contraddistingua è il sentimento che ci metto. Credo che sia veramente questo quello che rende i miei piatti davvero buoni, più che il loro reale sapore.
Perché? Perché in cucina esprimiamo noi stessi, esprimiamo il nostro stato d’animo e infatti se non siamo nel mood giusto i nostri piatti ce lo dicono.
Ecco allora che siamo arrivati a un primo punto importante.
La cucina è un modo di esprimerci, quindi è un modo di comunicare.
E a chi comunichiamo? Come dici? Agli altri? Certo, ma anche e soprattutto a noi stessi.
La cucina è un pensiero orientato su due tempi: ciò che stiamo provando in quel momento e ciò che vorremmo provare. Nel corso del tempo utilizzerò proprio questo modo per esprimere ciò che provo e ciò che intendo far provare agli altri.
Perché tra i tanti modi che abbiamo per poter comunicare agli altri con le nostre passioni, credetemi, questo è davvero uno dei più potenti.
Il motivo? Semplice, esiste un altro modo che tenga svegli contemporaneamente tutti i cinque sensi?
Oggi quindi scopriremo insieme una delle tecniche di comunicazione più forti al mondo e lo faremo con un esempio pratico.
Ma ti chiedo un favore: questo esempio utilizzalo per la persona più importante al mondo. Come chi? Te stesso!
Attenzione, io ho utilizzato come metafora la cucina, ma tu puoi utilizzare qualunque cosa che ti permetta di esprimere ciò che provi a te stesso; potrebbe essere il canto, il ballo, il disegno.
Insomma, tutto ciò che ti permette di ascoltarti.
Di norma ogni cosa che facciamo prevede fondamentalmente tre fasi:
Il primo segreto è quello di non trascurare nessuna delle tre fasi. Ricordiamoci che lo stiamo facendo per noi e quanto è bello quando riusciamo a dedicarci il giusto tempo?
La prima fase potrebbe iniziare da fuori casa, magari andando a fare la spesa, decidendo prima con cura che cosa mangiare. Oppure possiamo aprire il frigorifero, guardare quello che c’è dentro e lasciare spazio alla nostra fantasia. Quanto è bello poter decidere anche all’ultimo istante cosa fare?
È chiaro che questo è solo l’incipit, poi dobbiamo apparecchiare la tavola. Metti in tavola tutto quello che occorre per gustarti un bel pranzetto. Fallo con cura, magari aggiungendo qualcosa che normalmente metteresti solo in presenza di ospiti.
Quando decidiamo di cucinare per noi perché farlo in maniera diversa da quando cuciniamo per gli altri?
Non dimentichiamo che stiamo comunicando e stiamo comunicando a noi.
Quindi quando ci facciamo questa domanda, non consideriamola banale.
Quando prendiamo questa decisione e vogliamo farlo in modo efficace, teniamo conto del tipo di stato d’animo che intendiamo raggiungere con questo viaggio che stiamo intraprendendo.
Perché quando mangiamo ci stiamo regalando un’esperienza unica, un vero e proprio viaggio sensoriale.
Dietro la prima domanda quindi ci dobbiamo chiedere: che cosa sto provando? Che tipo di sentimento voglio raggiungere? E quindi dove voglio condurre questo viaggio?
E indovina un po’, secondo te a questa domanda, come mi sono risposto?
Per saperlo vai a vedere il mio video!
Te l’ho già detto forse altre volte: per quanto mi riguarda, il viaggio inizia sempre prima di partire. Il gusto dell’attesa e delle aspettative è forse il momento più magico.
Eccomi qua, la mente è partita! Sto già pregustando quello che mangerò e le percezioni sensoriali che verranno attivate.
E credimi, il paragone del viaggio non è un assolutamente casuale. Pensiamoci, quando andiamo in vacanza non lo facciamo forse perché vogliamo scaricare lo stress, l’ansia, la stanchezza? E infatti in questo momento io non penso ad altro che al viaggio che sta per iniziare.
Eccoci, il primo senso attivato, l’olfatto.
Il profumo del soffritto di cipolla mi proietta in antichi ricordi.
Il primo colore che appare è anche il primo dei non colori, il bianco. Il bianco della cipolla che fluttua sull’olio dorato. Già, il bianco, il cui significato è sinonimo di libertà e serenità.
E poi il rosso dei pomodorini, quel rosso che pulsa come la passione, come l’amore. È in questo istante che si tuffa il colore verde dei capperi, pronto a rammentarci del potere della vita che prende forma.
Già, la vita, la vita quella vera ha sempre bisogno delle sue contradizioni per trovare il suo equilibrio. Ed è per questo che appare il nero, che con la sua lussuosa eleganza ci vuole ricordare l’esistenza dello Yin a conflitto con lo Yang.
Nei miei piatti come nella mia vita prevale sempre e soprattutto lo Yang, perché io amo la luce, la chiarezza e l’energia del sole.
Ma scusa Sante se ti piace il sole allora dov’è l’arancione, cioè il colore dell’energia e dell’azione?
Ma come dov’è? Eccolo. E infatti, questo colore mi chiama all’azione permettendomi di lasciarmi inebriare dal fresco sapore di un ottimo vino.
Ma come Sante, hai deciso di fare tutto questo per mangiare da solo?
Avete mai fatto caso che in Italia è raro vedere qualcuno al ristorante pranzare da solo? Il motivo è semplice: noi siamo animali sociali, non ci piace stare da soli, non siamo abituati.
Io amo invitarmi a cena. Lo faccio a casa e a volte lo faccio andando al ristorante. Lo faccio per ascoltarmi, per parlarmi, coccolarmi ma anche per studiarmi e capire se sto andando nella direzione giusta.
Insomma, lo faccio per riempirmi, per riempirmi di uno stato d’animo molto raro e prezioso. Quale?
La felicità.
E diciamocelo, ma quanto sono attraenti le persone felici?
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