Se diventerò l’eroe della mia vita, o se quella posizione sarà occupata da qualcun altro, queste pagine devono mostrarlo.
Charles Dickens
Perché ho iniziato il post con questa citazione? Perché questa frase racchiude in qualche modo il segreto per diventare eroi della nostra vita.
E qual è una delle emozioni contro cui spesso dobbiamo combattere per raggiungere questo risultato? Una delle più ataviche, delle più limitanti, ma anche delle più utili e potenti: la paura.
In questo post scoprirai come funziona la paura dal punto di vista tecnico e quali sono le reazioni che si innescano nel nostro cervello, così da poter sfruttare questa emozione a tuo favore.
Se ti stai chiedendo chi sono io per raccontarti queste cose, eccomi: mi presento.
Mi chiamo Sante Agostinelli e sono un Master Trainer.
Attraverso una formazione divertente, fornisco strumenti concreti alle persone per accompagnarle nel loro percorso di evoluzione professionale e personale.
Bene, ora che ci conosciamo, siamo pronti: iniziamo!
Ma se ritieni di non aver abbastanza tempo per leggere tutto l’articolo, ti lascio la sintesi in questo video.
Ora lascia che ti racconti una storia, la mia storia!
Professionalmente parlando ho vissuto diverse vite e la storia che ti sto per raccontare, per quanto incredibile, ti svelerà che cosa ho imparato sulla paura.
Era la quinta volta in tre mesi che mi ferivo alle mani.
Per fortuna mai nulla di grave e anche quella volta bastò una stecca a ripristinare il tendine stirato.
Certo, andare in giro con il dito medio steccato aveva i suoi lati positivi, soprattutto quando qualcuno mi prendeva in giro, cosa che accadeva spesso a uno distratto continuamente come me.
Ero un sognatore e fare l’operaio mi annoiava; trovavo il lavoro di fabbrica monotono e per questo mi facevo spesso male, perché ero continuamente deconcentrato dai miei sogni di successo.
Non ero molto diverso da quei ragazzi che avevano appena finito gli studi e avevano un sogno da perseguire che li conducesse alla piena realizzazione. Certo, loro avevano un passato accademico decisamente migliore del mio; eppure, in pochi sentivano in ciò che avevano studiato la vera ispirazione.
D’altra parte, le nozioni che loro acquisivano erano puramente accademiche, tanta teoria e poca pratica, esattamente il contrario di me.
Ma la vita a un certo punto ti chiede di prendere delle decisioni, che, come sappiamo, comportano dei rischi.
Ed eccola qui: puntuale come un orologio svizzero arriva la paura di non farcela.
Quasi nessun essere umano è immune a questo genere di emozione, troppo atavica per essere sconfitta. Tutto sommato, per certi aspetti è meglio così, visto che il nostro cervello è programmato in questo modo per salvarci la vita.
In effetti anch’io avrei dovuto dare ascolto all’amigdala, cioè quella parte del cervello che i neuroscienziati hanno individuato come punto d’origine della paura.
Ma quando presi la mia prima decisione imprenditoriale detti ascolto solo a una cosa: la mia impazienza di avere tutto e subito; per quanto ne sapevo io, “amigdala” poteva essere il nome di un frutto esotico!
Ecco perché quando mi si presentò l’opportunità economica per farlo con ignoranza e incoscienza, partii senza alcun timore con la mia prima impresa.
Per quella scelta non mancarono i mille complimenti (oltre che le critiche ovviamente), ma anche un pizzico di invidia per il coraggio dimostrato. Non sapevano quanto si sbagliavano.
Avevo studiato poco o nulla di quel tipo di mercato: le mie analisi erano approssimative o pressoché inesistenti, le mie capacità amministrative erano pessime, tutte le mie speranze di successo erano basate solo sulla mia grande abilità relazionale.
In effetti, grazie a questa dote, in pochi mesi riuscii a contare più di mille clienti fidelizzati, eppure fui costretto comunque ad abbandonare il mio sogno portando con me solo i debiti e il dolore della sconfitta.
Certo, chi fa sbaglia, chi non fa non sbaglia mai; ma quanto si sente vivo?
Per un po’ sono stato costretto a fare due lavori per ritornare a una situazione di stabilità economica, rimuginando costantemente su tutti gli errori commessi.
Ma chi nasce ambizioso e soprattutto tenace, non demorde mai.
Appena ne ebbi la possibilità incominciai a intraprendere la libera professione. Sapevo che quella attività avrebbe richiesto molti sacrifici e tanto studio, ma almeno non era necessario un investimento di capitale iniziale.
Reduce da quanto avvenuto anni prima sapevo che avrei dovuto studiare. Ma sentivo che quello era il percorso giusto per me.
Studiavo e studiavo; e più studiavo e più mi sentivo ignorante al punto da cominciare a credere che non sarei mai stato pronto veramente.
La paura questa volta si presentò alla porta prendendo il totale sopravvento sull’incoscienza, rafforzata non solo dal precedente fallimento ma anche dalla consapevolezza che non sarei mai stato davvero pronto ad avere tutto sotto controllo.
Già, questa nostra necessità di voler gestire ogni cosa, guidare il destino proprio per non aver sorprese, proprio per non soffrire mai. E mentre io continuavo ad alimentare le mie paure, rallentando le mie azioni verso il successo, colleghi meno preparati di me ottenevano risultati eclatanti.
Ho investito davvero tanto tempo e tanti soldi per comprendere che non bisogna mai intraprendere un qualsiasi percorso senza una adeguata preparazione.
Lo studio e l’analisi, infatti, fanno parte delle risorse che dobbiamo avere per individuare strumenti e opportunità.
Ma se abbiamo un obiettivo, per renderlo reale, dobbiamo avere il coraggio di darci un timing entro il quale, a prescindere da quanto ci sentiamo preparati o meno, dobbiamo partire.
Altrimenti, diventeremo prigionieri delle nostre paure che molto spesso trasformiamo in alibi per giustificare il nostro tergiversare.
Non facciamoci imprigionare dalla sindrome dell’impostore. È abbastanza sentirsi sufficientemente preparati per poter essere efficaci.
E il resto? Il resto lo impareremo con l’esperienza.
Il resto dobbiamo farlo come non siamo più abituati, cioè sbagliando. Perché sbagliando si impara e sbagliando ci si rialza.
Sbagliando si comprende come possiamo migliorarci.
Se sei arrivato a questo punto probabilmente starai pensando: ok, Sante, va bene la tua esperienza, gli errori che ci rendono più forti…. ma la paura funziona per tutti allo stesso modo? E come la posso usare a mio favore?
Hai ragione, vediamolo insieme!
Il cervello è programmato per provare due tipi di emozioni: la paura e la ricompensa.
Come funziona, ad esempio, il cervello negli animali? Sappiamo che esistono tre tipi di reazioni:
In realtà, c’è una quarta reazione, non molto conosciuta.
È tipica di un marsupiale australiano: questo simpatico animaletto si blocca, si irrigidisce e finge di essere morto, emettendo fetide flatulenze affinché il predatore non lo mangi.
Questo funziona con tutti tranne che con Spencer. Spencer è il mio cane. È talmente famelico che non si lascerebbe assolutamente spaventare da questo odore, ma lo mangerebbe a prescindere.
Detto ciò, come funziona la paura negli esseri umani?
Lo psicologo John Leach, docente dell’Università di Portsmouth, in un suo studio ha suddiviso le persone in tre grandi gruppi, a seconda della propria reazione:
È chiaro che noi dobbiamo far parte di questo 15%.
Questo tema sicuramente coinvolge non soltanto l’aspetto professionale ma anche quello personale, le nostre passioni.
Proprio per questo sarà un argomento da approfondire in altri post.
Ne parleremo perché io avrei voglia di portarti a far parte di quel 15%.
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